La falce di luna che brilla notte e giorno a riflettere la luce degli astri, lassù in cima alla Torre di Osservazione che sovrasta la nuova cantina, è un segno e un messaggio. Perché quando il “forestiero” sbarca in una terra nuova, specialmente se ha un know how importante, qualcosa si accende. Scintille: incrocio di mentalità, di volontà, di culture, di capacità, di identità. Scintille che poi portano a crescite, evoluzioni.

caccia al piano - la luna

Ecco il segno, e il messaggio: è una scultura, quella luna, rimasta lì dall’ultima mostra allestita in azienda, pochi mesi fa. Come dire: arte e vino, matrimonio indissolubile quando si è capaci di progettare, arte di fare il vino quando si ha un bagaglio significativo di esperienza e di capacità.  “Ma tutto con passi molto attenti, fin dall’iniziale timore reverenziale di trovarsi in un territorio come Bolgheri, tra tutti quei marchesi e tutti quei blasoni”, sorride Paolo Ziliani, a raccontare una storia che comunque ha già vent’anni, quella dei “Berlucchi” – che lui guida con i fratelli Cristina e Arturo in Franciacorta – a Caccia al Piano, lungo la via Bolgherese.

Occasione del racconto, una bella serata in casa Ora d’Aria, il ristorante che lo chef e patron Marco Stabile gli ha aperto malgrado le ferie per ospitare alcuni amici giornalisti. Con qualche assaggio significativo, qualche storia e qualche progetto. Storia che comincia nel 2003, dunque vent’anni fa, con un colpo di fulmine: il vigneto San Biagio, una delle colline più alte nei 1400 ettari complessivi di questo fenomeno che abbiamo perfino chiamato Bolghereaux, per come si contraddistingue nel panorama enoico regionale, nazionale e di sicuro anche oltre. Cru di altura, lo definiscono a Caccia al Piano quel lembo di paradiso a ridosso dei parchi boscosi, baciato alba-tramonto dal sole e stuzzica to dai venti del mare che arrivano diritti perché il Tirreno si vede, laggiù in lontananza, e anche questo è un “plus” davvero unico.  

Una storia, quella di Ziliani-Berlucchi in terra bolgherese, che non ha mai avuto i connotati di tracotante invasione, eppure magari poteva anche, eccome se poteva, con quel po’ po’ di macchina da guerra che è l’impero delle bollicine. Niente di tutto questo. Passo dopo passo, studio dopo studio, ricerca dopo ricerca, e intanto si costruisce la nuova cantina, e intanto si scelgono i legni e anche le anfore in ceramica Clayver su carrelli per un bâtonnage naturale e antistress. E i vini della gamma – 140mila bottiglie dai 24 ettari e mezzo tra i 40 e i 180 metri sul mare, destinati a crescer perché ne sono appena arrivati altri 5 – acquistano precisa fisionomia.

Anche nella livrea: Caccia al Piano era un feudo venatorio tirato su un secolo e mezzo fa dalla famiglia Della Gherardesca (beh, nulla di cui stupirsi), Paolo Ziliani è pure lui appassionato di caccia, e allora l’ispirazione a Diana dea dell’arte venatoria è più che naturale. Ma la definizione sempre più precisa riguarda le linee in bottiglia.

Abbinati ai piatti della cucina di Marco Stabile si assaggiano i top di gamma. A partire dall’immancabile bollicina, Paolo Ziliani la considera un capolavoro di lavoro, di prova-e-riprova con i suoi tecnici, in testa l’enologi Ferdinando Dell’Acqua che è l’enologo anche su in Franciacorta: in partenza fu Merlot “ma da solo – racconta ancora Ziliani – non bastava, si pensò di unirlo al Syrah per dare complessità, struttura e colore”. Ecco come nasce il Cap Rosé, orgoglio di famiglia, know how tutto franciacortino importato sulla costa toscana.

Ottimo, sposato a vari finger food. Poi è la volta di due annate, 2020 e 2021, del bianco Lungocosta, 70% Viognier – 30% Sauvignon Blanc, con risotto al tartufo nero e faraona con “gocce di bosco”

e poi tortellini di parmigiano e acciuga, burro e santoreggia: 2020 grande ricchezza di frutto, fiori, sentori tropicali, 2021 più austero ma di importante potenzialità. E mentre nei piatti si gustano di seguito

manzo impanato alla fiorentina con purè di sedano rapa e poi maialino morbido croccante con salsa di aglio e lavanda,

nei calici scorre il “re” di casa, il Caccia al Piano, Cabernet Sauvignon-Cabernet Franc in proporzioni che variano dal 60-40% al 70-30 secondo la stagione, nelle annate 2019-2020-2021. Armonia ed eleganza in trionfi di sapidità, tannini morbidi e bella struttura, ma sembra fin troppo facile.

“Infinity vineyard”, qualcuno l’ha definito così quel vigneto-miracolo lassù sul poggio. E ora arrivano appunto altri 5 ettari, sempre per Cabernet Sauvignon ma anche Franc, che potrebbe essere la voglia di un’altra etichetta, in purezza. Intanto i racconti vanno lontano, perché Berlucchi su al Nord oltre che Franciacorta ora è anche Oltrepò Pavese, il rosato Cruasé, “un progetto di altissimo livello”. A Santa Maria La Versa, non per nulla la capitale. Una ne fa e cento ne pensa, Ziliani. Ma intanto la casa nuova l’ha comprata a Bolgheri. Manco a dirlo, su un poggio baciato dal sole e dal mare. 

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