Il periodo lungo di privazione da prodotti quali pasta, pane, dolci, formaggi e via andare mi rende sensibile, come un cane da punta, a profumi e sensazioni che non provo e alle quali penso con rinnovato interesse. Legge universale, applicabile a tuttii campi, è quella che dice come si apprezzi di più una cosa quando non è più a disposizione: così accade in misura maggiore per i prodotti alimentari. Prendiamo il burro, genere fra i più negletti tra i nutrizionisti, poichè portatore di grassi animali dannosi per il cuore. Si tratta, ovviamente, di questione di quantità, e quindi, rimane un prodotto comunque consumabile senza sentirsi in colpa: se al mattino sento gli effluvi del burro che si scioglie a contatto con un croissant, le narici ne rimangono allietate in maniera sensibile e penso che possa essere una presenza lieve e costante nella dieta prossima futura. Quale burro però? Già.. all’estero se ne trovano indubbiamente di migliori, rispetto alla media italiana, e i francesi sono tra i più gettonati: dipende dalla quantità di materia grassa, ma soprattutto dal tipo di latte utilizzato. Notizia che mi ha incuriosito è stata quella relativa alla presenza sul mercato di burro fatto con latte di pecora e latte di capra, che provvederò ad assaggiare una volta rientrato nei ranghi mangerecci. A colazione, insomma, si ha l’esaltazione del burro, nudo, crudo, senza orpelli, disponibile a farsi spalmare, ridurre a riccioli (sic!), fondere pur di farsi apprezzare così com’è..sprecato nell’omelette o nelle uova strapazzate, dove il grasso si confonde con quello dell’uovo, indispensabile nel risotto malgrado la moda imperante dell’olio extravergine di oliva messo dappertutto. Unica cosa negata è la famosa “pucciata” della fetta di pane o della brioche nel cappuccino: le navette di grasso che appaiono in superficie non allietano più ne’ la gola, ne’ lo spirito..riflessioni di un gastronomo a dieta!Credits:parmareggio.it

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Un commento

  1. LOL, qui in Francia pucciano il pane col burro nel café au lait, cosa orrenda (anche perché se sanno fare il lait meglio che in Italia, il café è decisamente scarso). Ogni volta che li vedo fare così penso al disastro dell’Erika in Bretagna, terra di burro…