All’arrivo del primo caldo, scoppia incredibile la nostalgia per le bevande del passato: complice il caldo afoso, la ricerca di una bibita rinfrescante si fa spasmodica e gli spot ci mettono del loro, bombardandoci di messaggi legati a liquidi energizzant e rinfrescanti, dolci al punto giusto, gasati ma non troppo, insomma, “politically correct” che, una volta si sarebbero potuti paragonare ai succhi di verdura, da bere tiepidi, consigliati dai nutrizionisti. In questa onda di salutismo imperante, i produttori di nuova generazione hanno fatto breccia dapprima con la riproposta di due classici, come la gassosa e il chinotto, poi si imposta di nuovo all’attenzione dei consumatori la cedrata, di un verde scorretto, in barba a tutti quelli che non amano i coloranti, fino ad arrivare allo sdoganamento della spuma bionda, un po’ come un critico cinematografico che riscopre Alvaro Vitali come grande attore. Pensare che anche una bevanda classica da sfigati, Cocco Bill docet, come il succo di tamarindo, genera visioni paradisiache di un passato che non c’è più, quando i ragazzini andavano al bar per ordinare acqua fredda con ghiaccio e limone, per non pagarla ed illudersi di essere diventati grandi, quasi avessero un vero cocktail tra le mani. Il passaggio successivo era il latte e menta, dal colore ambiguo ed attraente, un gusto indefinibile, che iniziava a far scoprire l’arte del bere miscelato da fare in casa..solo per minorenni, ovvio!Credits trashfood .com

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