A leggere l’intervista di Patrizia D’Addario ieri su Repubblica cadono le braccia al critico gastronomico. Uno si immagina che nel palazzo presidenziale si banchetti modello i tempi di Re Sole, tanto sfarzo agli occhi dovrebbe portare poi alla scelta di servire a tavola piatti barocchi, lussuosi, magari anche demodé, tipo aragosta in bellavista, caviale nel ghiaccio, paté di foie gras, accompagnati da champagne a fiumi. Ora, quest’ultimo c’era, anche se la marca non è mai stata specificata, ma accompagnava piatti tipo bresaola con sottaceti(sic!), tagliatelle con i funghi( non si sa se con o senza panna), cotolette con patate…finale con torta di yogurt. Ma dove sono finiti i pranzi di una volta?







6 Commenti
Sai, ricchezza e cultura (enogastronomica e non solo) non fanno mica coppia fissa…e ai nostri tempi meno che in passato!
@Lizzy
ti quoto in pieno!!! puoi avere tutti i soldi del mondo ma rimanere capra culinaria a vita, così come spesso nelle abitazioni più umili si può ritrovare un’accurata ricercatezza degli ingredienti anche per le ricette più semplici
beh non poteva certo eccedere in abbondanza, se no poi dove trovava le forze per sfruttare il quintale di viagra?
il menu di pranzi e cene viene attentamente stabilito ed equilibrato in funzione dell’età dei commensali..oltre i 70 è il trionfo dei brodini e dei cibi che necessitano di poca masticazione
anche se fanno i festini con il viagra e le ballerine in costume, il presidente e soci non sono più dei ragazzi ..
le commensali di berlusconi mi sembrano più adatte a mc donald e pizza al taglio… mi sa che anche il menù di questi pranzi sia “tarato” sul target delle commensali…
Il target delle commensali mi pare sia identico a quello dell’anfitrione…
Se al peggio non c’è mai fine, cosa altro dovremo aspettarci?