Più che di globalizzazione del gusto, un argomento che viene affrontato ad ogni piè sospinto da un pubblico vasto di opinionisti di vari settori, quello che più mi terrorizza per il futuro è la banalizzazione del cibo. Siamo sempre meno abituati ad affrontare sapori che si discostino da schemi ripetitivi, che tendono ad ammaliare senza impegnare a fondo il nostro palato. Vedere i giovani che affollano i fast food, convinti che quello che mangiano sia buono, mi lascia pensare che siamo di fronte ad una vera e propria regressione. Nel passato, l’adolescenza era segnata da tappe di avvicinamento all’età adulta che vedevano coinvolto anche il momento del pasto. Il primo assaggio di vino, la prima minestra con i legumi e poi la carne stufata, i sapori piccanti: tutto mostrava un’evoluzione che seguiva giustamente l’incedere dell’età. Oggi si tende a non utilizzare più uno dei gusti percepiti: l’amaro in ogni sua forma viene bandito, quasi dovesse rappresentare il veleno. Perchè si serve una salsa come il tomato ketchup insieme alla carne o alle patate? Come mai la panna impera ancora oggi, malgrado le tante voci che si levano contro, in piatti nei quali si rivela inutile? Non si tratta, insomma, di demonizzare un ingrediente specifico, quanto di utilizzare tutta la gamma di quelli a disposizione nella maniera appropriata. Trovare un giovane che ama la cicoria o le rape appare impresa ardua, il fegato con il suo gusto amarognolo non riesce a conquistare . Non parliamo poi della fatica che provoca il consumare determinati prodotti: ad esempio, i crostacei, che vanno bene solo serviti sgusciati, con buona pace dei buongustai che amano succhiare le chele o la testa, ricche di umori e sapore. L’importante è che il futuro non ci trovi costretti a dover mangiare la pasta con la marmellata: diventerebbe una prova incontrovertibile che anche le leggende diventano realtà.Credits www.condimentbible.com

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Un commento

  1. Parlando di pasta con marmellata, devo dire: niente di nuovo. Ricordo mia sorella, quando aveva tre anni, che mangiava la pasta asciutta solo se ricoperta di zucchero e, una signora che ho conosciuto che ha servito a mia figlia e alle sue amiche, una pasta condita con Nutella……ora mi aspetto le urla di Lisa Conti ma con ragione. La responsabilità, di quello che lei afferma, è di noi genitori che non abbiamo insegnato ad amare certi cibi ai nostri figli. Devo dire che ho provato e, non senza discussioni, a far mangiare di tutto ai miei figli, mascherando pure i sapori per dare loro verdure o carni come il cervello, la trippa e il fegato ma senza grandi risultati. Prendendo esempio da questa mia esperienza personale, credo che gradire o meno alcuni sapori sia una cosa tipicamente personale e che solo in età adulta, siamo in grado di gustare un piatto con sapori che, in altra età, avremmo respinto. Mettere salse sulle patatine, come la ketchup, è un’usanza tipicamente americana, importata dai Mac Donald e non fa parte della nostra cultura del cibo. Forse serve anche questo, per imparare a capire i sapori variegati della cucina italiana e credo che siano proprio i giovani ad apprezzare sempre più la cucina del nostro paese in tutte le differenze regionali nella molteplicità di tutti i prodotti originari della nostra terra.