Malgrado la crisi economica imperante, un settore che sembra godere sempre di buona salute è quello delle aste del vino. Mercoledì 20 Marzo, alle 1430, a Firenze, nel Palazzo Ramirez Montalvo, in Borgo Albizi 26, sede della casa d’aste Pandolfini, si svolgerà la consueta asta dei vini, con un lotto che si preannuncia di tutto rispetto. Al mattino è prevista invece una degustazione di Ornellaia con, a seguire, un pranzo a buffet organizzato dall’Enoteca Pinchiorri. La curiosità d’obbligo però, è quella legata ai prezzi che raggiungeranno le bottiglie in vendita: sarà vera gloria? Insomma, il vino sarà pagato al prezzo giusto? Difficile capirlo, soprattutto in Italia, dove il mercato delle aste del vino si presenta ancora immaturo: non è come a Londra, insomma, dove vengono battute bottiglie dal valore di centinaia di migliaia di euro a ritmi continui. E nemmeno come alcune aste che si svolgono nei paesi asiatici, dove la frenesia di acquisto porta a valutazioni altissime di etichette comunque prestigiose. Il collezionista del vino, dai veri appassionati del bere, viene dipinto come un vizioso, una sorta di “guardone” che invece di praticare preferisce osservare. In effetti, non è che il ragionamento sia completamente sbagliato: la conservazione in cantina dovrebbe essere funzionale alla maturazione del vino, il momento della massima forma può essere lasciato trascorrere per infatuazione della particolare annata o per quel noto produttore, perdendo così l’occasione di provare un’emozione unica. Ma è pur vero che il valore delle bottiglie è indipendente dallo stato di salute del contenuto: il borsino delle etichette registra i soliti nomi, in Italia, che raggiungono ottimi quotazioni: Sassicaia, Ornellaia, Solaia, Castello di Ama e poi etichette piemontese come Gaja (sarà la desinenza in “aia” che porta bene?), mentre all’estero la fanno da padrone i francesi con i nomi classici del Bordeaux e della Borgogna. Un’ultima considerazione: quando andate a svuotare la cantina del nonno, che vi ha lasciato in eredità, rassegnatevi. A meno che non abbiate incredibili colpi di fortuna, quasi sempre si trovano bottiglie che hanno un solo utilizzo valido da farsi: un ottimo aceto invecchiato!Credits 055firenze.it

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento