lo ammetto, non tutti riescono a mangiare i simpatici  batraci, che fin dai tempi dei Romani venivano considerati  un piatto commestibile. Non tanto per il sapore, visto che risulta sconosciuto alla maggior parte delle persone, che non hanno provato ad assaggiarli, quanto per l’aspetto che, dopo la spellatura,  ricorda nelle forme le sembianze umane. E meno male che le rane si trovano in commercio già pulite  e private delle interiora, altrimenti dubito che in molti gradirebbero compiere tali operazioni! Cibo delle classi meno agiate, dovevano il loro successo a tavola al costo inesistente, perchè venivano ricercate  di notte sulle sponde dei fiumi, con le lampade ad acetilene, che intorpidivano gli animali e facilitavano la cattura Quasi impossibili da trovare nei ristoranti(eccezion fatta che per il Veneto), a meno che non esista un’occasione particolare o una tradizione antica, le rane si consumano principalmente fritte o in guazzetto. Nel primo caso, vengono marinate in un trito di erbe aromatiche, olio e aceto  per ammorbidire le carni e dare più sapore ad un piatto che risulterebbe altrimenti insipido. La frittura avviene in olio ben caldo, dopo averle passate nell’uovo sbattuto, affinchè si gonfino come frittelle. Per comodità, e praticitaà nel consumo, possono essere anche impanate, passandole in un composto di parmigiano e pangrattato, e servite irrorate con succo di limone. Le rane in guazzetto rappresentano la maniera più ccomune di prepararle , perchè il sugo di pomodoro con aglio, cipolla  e peperoncino, invita al consumo di pane, aspetto essenziale un tempo affinchè un piatto riuscisse a riempire la pancia  a costi bassi. Meno comune da trovare è invece la zuppa di rane, che richiede un impegno lungo e  gravoso nella lavorazione; dopo averle fatte rosolare a lungo  in un soffritto di tutti gli odori, vanno poi spolpate una ad una e rimesse sul fuoco con il pomodoro, vino bianco e portate a cottura con il brodo. Per un lavoro perfetto, la zuppa deve essere passata al setaccio, con pazienza da certosini, e  servita con crostoni di pane tostati e parmigiano, una delizia che in pochi oseranno ( o potranno) gustare. Anche perchè il surgelato ha preso campo e di rane fresche, oggi, sono rimaste solo quelle che gracidano placidamente negli stagni. Ben vive, ovviamente!

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5 Commenti

  1. Delle rane ricordo il sapore. Non le mangio da un bel po’.
    Fritte naturalmente e quello chge più gradivo era quando in frittura andava pure la matrice pregna di uova.
    Leggero sapore dolciastro verso l’amaro. Delizioso.
    Non ricordo con piacere invece il brodo di rana che mamma mi serviva quando ero influenzato.
    Forse era il malanno che mi rendeva insopprotabile un delicato ristretto.
    Oggi le mangerei! Ma chissa dove sono a gracidare allegre.
    E lasciamole divertire.

  2. Da piccolo con mio padre le andavamo a pescare nei canali di maccarese anzi per dirla tutta io le pescavo con un filo e alla estremita legata la corolla del papavero rosso…zac la rana si aggrappava… mio padre immerso nei canali le prendeva con le mani… a casa bone fritte
    In francia le ho degustate e cucinate da amici ristoratori..in Italia non le trovo nei mercati peccato

    Proverbio cinese:
    La rana immersa nella melma di uno stagno non sente il profumo dei fiori. Che cosa conosce dunque nel mondo?

  3. Eh si, le rane, che gran sapori… Però Leonardo, permettimi, stavolta una tirata d’orecchie te la devo dare, in senso buono, ovvio: hai parlato di difficoltà nel trovarle ai tavoli di un ristorante, ed è una sacrosanta verità; però poi aggiungi “tranne che in Veneto”… e qui storco il naso!! Scherzi a parte, sono vercellese, e quindi sono esigente quando sento parlare di riso, risotti, risaie e……….. rane! Nel vercellese ci sono eccome i ristoranti che le propongono, ovvio che bisogna selezionare: la maggior parte, ahimè, cucinano quelle surgelate, e magari nemmeno italiane, e addirittura per tutto l’anno… Ma nei paesi della bassa vercellese, dove vedi risaie a perdita d’occhio, ci sono ancora le classiche e veraci trattorie che le cucinano solo in stagione, e sono quelle che gli vendono direttamente gli anziani che ogni giorno (a partire da fine luglio/inizio agosto) le vanno a pescare e poi le vendono direttamente al ristoratore… E come dice Tommaso, ok pulire le interiora, ma giammai togliere le uova alle femmine: altro che il caviale… E in cucina? Ok frittura e guazzetto, ma come non ricordarle anche in risotto, stufate coi peperoni e, ineguagliabili, quelle piccoline in frittata?! W le rane, piatto povero, ma per ghiottoni! Luca

  4. io conosco certe fanciulle bruttarelle che provano sempre a baciarle… eh la speranza si sa è l’ultima a morire. zitella pure lei…