Probabilmente non aspettava altro il regista, Lasse Hallström: tornare in Francia per girare un film di impronta gastronomica. Ed a leggere quanto riportano i siti specializzati, 52 giorni di riprese in Francia, nella zona del Tarn e della Garonna, con qualche puntatina a Parigi hanno dato modo di allietare il suo desiderio. Sulla trama non mi soffermo troppo anche perché, è bene avvisare, qui si tratta del trionfo dei buoni sentimenti e, indubbiamente l’uscita del cinema non impedisce di andare a mangiare per i turbamenti avuto dalla visione. Piuttosto, è il tipo di cucina che viene fatta che fa pensare: in Francia, un ristorante stellato, che propone piatti classici, che devia improvvisamente la sua direzione abituale, grazie alle spezie portate dal cuoco indiano, che permetterà loro di fare il salto definitivo di qualità. In mezzo, una polemica nemmeno troppo nascosta sulla cucina molecolare, rappresentata dentro un ristorante avveniristico parigino, con una vista mozzafiato sulla città, dove i cuochi sembrano piuttosto tecnici di laboratorio, dove il riccio di mare trattato in maniera siffatta perde l’anima e dove il grande chef si trova a mangiare, a servizio concluso, il cibo preparato dalla moglie del lavapiatti indiano. Le scene di cucina sono interessanti, non troppo marcate, non si tratta, insomma di un cooking show continuo, ma quello che mi ha colpito è stata l’importanza che viene data ai critici gastronomici della Michelin: la telefonata alle ore 19 che annuncia il punteggio, l’ansia da prestazione per ogni chef, la differenza sostanziale che passa tra avere una, due, tre stelle…Lo stesso film, girato in Italia, non potrebbe certo avere una guida italiana di riferimento, toccherebbe comunque parlare sempre della Michelin..Helen Mirren appare credibile nelle vesti della “dame” del ristorante e poi, festeggiare la seconda stella con un Cristal Louis Roederer è sempre un bel vedere! Credits ogniricciounpasticcio.com

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