Se una volta la trasmissione del sapere culinario avveniva da madre a figlia o da nonna a nipote, una volta che il ciclo si è interrotto, la televisione ed internet hanno preso il sopravvento e capita non di rado che alcuni alimenti diventino all’improvviso una realtà di mercato importante, richiesta da tutti: qualche volta questi ingredienti rimangono sulla cresta dell’onda per poi scomparire(vi ricordate la carne dio struzzo?), altre volte rimangono e si consolidano, come è successo con la rucola, per altri si tratta di sedere ed aspettare. Oggi sembra non si possa fare a meno delle bacche di goji, alimento che porta con se’ innumerevoli proprietà curative, ma anche l’amaranto è diventato un prodotto altamente considerato oggi da un pubblico variegato vegani e vegetariani, celiachi, salutisti in genere e, perché no, anche semplici buongustai. Dell’amaranto si è celebrato a lungo il fiore, grazie ad un colore accattivante, ma è solo dal 1975 che i semi sono tornati ad essere di interesse alimentare, grazie ad uno studio  teso a ricercare valori nutritivi interessanti in prodotti dimenticati. Pseudocereale ricco di proteine, lo si lavora dopo averlo bollito, magari insieme ad altri cereali, per evitare si trasformi semplicemente in una sorta di polenta gelatinosa, oppure lo si fa completamente disfare per creare una crema, che poi può essere aromatizzata a piacere. Con la farina si possono confezionare dolci, la mancanza di glutine la obbliga ad essere mescolata con altre farine per avere prodotti lievitati. Se cotti in padella con olio i semi scoppiano quasi fosse pop corn, da consumare magari quale stuzzichino nutriente. Ed in questo modola carne può anche attendere…

 

Credits naturamica.wordpress.com

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