I ristoranti che definirei “orientali” di Firenze stanno adottando a spron battuto la formula dell'”All you can eat” a prezzo fisso escluso bevande: dico orientali perchè anche quelli cosidetti giapponesi hanno personale che lavora al suo interno, cinese e coreano e quindi la cucina è, in qualche modo, rivisitata secondo diverse tradizioni culinarie. Il Wabi Sabi, a Firenze, è un locale sorto su quella che era uno strano connubio tra pizzeria e ristorante cinese, poi si è traformato in un ristorante giapponese. Prima esisteva anche una seconda sede in via Romana. A pranzo la formula è a 15 euro, puoi scegliere quello che vuoi, nella quantità che credi, con la postilla finale che, se lasci qualcosa nel piatto paghi 2 euro. Tutto regolare, insomma, l’acqua costa 3 euro, tanto per compensare un po’l’offerta del cibo, ma una birra da 1/2 litro costa 5 euro, nella media delle pizzerie che vendono quella di 0,4 a 4 euro. Il problema avviene se la gentile cameriera non afferra subito quello che stai ordinando: poco male verrebbe da dire, certo che se i sushi portati sono il triplo di quelli ordinati prende un attimo il timore di non essere in grado di finirle quindi, quello che dovrebbe essere un pasto rilassato inizia a trasformarsi in un pasto complicato. Che fare dunque, lasciare nel piatto e pagare la sovrattassa o bere l’amaro calice, ovvero ingurgitare tutto il dovuto? Nel dubbio, una zuppa Udon in brodo di pollo faciliterà il consumo e meno male che il pollo in salsa teriyaki viene servito in porzione microscopica. Fare sempre molta attenzione al momento dell’ordine insomma..

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8 Commenti

  1. Non pensavo tu andassi da Wabi Sabi et similia, ti facevo molto più gastro-snob 🙂 Se non li conosci (ma ovvio che sì) due orientali molto validi a Firenze sono Momoyama giapponese-fusion e Niwa per la parte Thai. Li conosci? Ti piacciono?

  2. A Milano, la mia città, si trovano ristoranti (pseudo) Giapponesi che propongono la formula All you can eat anche a 9 euro..e non sono pochi. Però, se non si finisce ciò che si è ordinato, viene addebitato il valore totale del piatto “incriminato”.
    Vorrei però far notare che, a mio parere, il vero problema non è tanto che arrivi in tavola la quantità giusta di cibo ma la qualità.
    Lo stesso ristorante che di sera offre sushi anche di discreto livello, spesso a ora di pranzo serve piatti preparati a cottimo, di qualità molto inferiore (vedi aumento di riso a discapito del pesce), e in alcuni la salsa di soya è a dir poco “diluita”.
    Le eccezioni ovviamente ci sono ( compresi ristoranti gestiti realmente, e da decenni, da giapponesi), ma in generale la situazione è questa.
    Un saluto,
    Tiziana

  3. no, mi son spiegata male, ovvio che mica si va a mangiare solo nel posto stellato =)
    volevo dire che andare all’etnico senza che sia autentico, in particolare al giapponese gestito da cinesi, non aggiunge molto alla conoscenza che si puo’ avere della cucina etnica 🙂 poi se a uno va una sushata “poca spesa tanta resa” ovvio che ha un senso, pero’ avendo anche assaggiato il sushi buono e sentendo la differenza. Insomma, tante parole per dire “basta che sia una scelta consapevole” e che lo si sappia distinguere 🙂

  4. Non sono un gastrosnob, sono uno che si mette nei panni di un consumatore normale e quindi posso mangiare nella trattoria di mercato, nel ristorante di lusso, al banco del trippaio..poi chiaro che ho le mie preferenza ma faccio quello che si definirebbe il cronista della gastronomia. I ristoranti citati li conosco entrambi,soprattutto il Momoyama, dove sono tornato di recente

  5. voleva essere un complimento, è bello vedere una persona arrivata e competente che mantiene la sua curiosità libera da pregiudizi, lo trovo un atteggiamento molto serio e intelligente. Chapeau davvero.
    PS trippaio for evah

  6. Si ma guarda lo avevo preso come complimento 🙂 Gastrosnob è un po’ come gauche caviar, mi fa subito alzare il sopracciglio!