Il colore e le parole sono gli elementi che caratterizzano la sua opera, ma la parte forse che traspare sempre è l’aspetto ludico, la leggerezza che non vuol dire vuoto, la voglia di stupire con intuizione e semplicità. Certe sue opere potrebbero essere utilizzate a scuola per spiegare la geografia, altre per  far comprendere meglio l’italiano. Considerando poi che tutto ha sempre un rovescio della medaglia ed un doppio da non dimenticare.

TESTO DI ELISA MARTELLI

Alighiero Boetti nasce a Torino nel 1940, si avvicina all’arte come autodidatta, esordendo con l’Arte Povera. Dagli anni ’70 si trasferisce a Roma, dove dice di aver scoperto il colore e inizia a firmare i suoi lavori come “Alighiero e Boetti”, due identità distinte ma unite, una doppia immagine presente nelle sue opere dove alto/basso, destra/sinistra, parole e immagini si combinano. Frasi come “Non parto non resto” introducono il suo animo curioso e girovago, per la sua produzione artistica, infatti, sarà cruciale il suo viaggio in Afghanistan, paese che amerà profondamente e in cui tornerà più volte fino all’occupazione sovietica nel dicembre del 1979. Proprio alle ricamatrici afghane affiderà la realizzazione delle sue Mappe – oltre 150 in un ventennio – opere che mostrano i mutamenti politici in atto nel mondo. Si tratta di planisferi politici in cui i territori sono ricamati con i colori e le bandiere di appartenenza, una sorta di arazzi su tela in cui la dimensione manuale e mentale si separano.

Alighiero e Boetti a KabulQuesta mappa riporta il testo “ALIGHIERO E BOETTI A KABUL AFGHANISTAN NELL’ANNO MILLENOVECENTOOTTANTA”, proprio da quell’anno, il 1980, l’ingresso nel paese è vietato. Da sempre l’artista faceva preparare la stoffa in Italia con il tracciato del planisfero e quello del bordo con il testo, poi la inviava in Afghanistan per il ricamo, ma si recava più volte l’anno a Kabul. L’arte concettuale qui si combina con la maestria artigianale di ricamatrici anonime: “Il lavoro della mappa ricamata è per me il massimo della bellezza. Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente, nel senso che il mondo è fatto com’è e non l’ho disegnato io, le bandiere sono quelle che sono e non le ho disegnate io, insomma non ho fatto niente assolutamente: quando emerge l’idea di base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere”, afferma l’artista. Il mondo si mostra in base alla proiezione di Gerardus Mercator, con l’emisfero nord predominante su quello meridionale, sud del mondo che invece affascina Boetti. In questa mappa colpisce l’estensione dell’impero sovietico, tutto è rielaborato in base alle influenze geopolitiche degli stati, rappresentati con i colori e i simboli delle bandiere, creando un fermo-immagine della politica del XX secolo. E mentre si mostrano i mutamenti di potere fra le grandi potenze, la geopolitica si fa poesia fra le mani di donne ai margini del mondo, in una riflessione sui confini politici ma anche sui nostri confini mentali.

ALighiero BoettiNel lavoro di Boetti colpiscono la componente ludica e l’uso della parola, i suoi alfabeti fondono linguaggio ed estetica. L’opera Oggi il primo giorno dodicesimo mese del 1988, è un ricamo su tela che ci invita a decifrare i messaggi in essa nascosti o forse solo a giocare con le lettere e cercare parole e frasi racchiuse in queste allegre scacchiere colorate “Alighiero e Boetti accanto al Pantheon”. Fra 1985 e 1986 l’artista sposta il suo studio nei pressi del Pantheon, tempio romano dove è sepolto Raffaello, tema che ricorre negli alfabeti colorati di quegli anni, sempre grazie ai ricami dalle tinte luminose delle donne afghane rifugiatesi a Peshawar in Pakistan. Ogni arazzo è diverso, così come ogni altro manufatto legato all’imprevedibilità del ricamo e all’individualità di chi lo esegue (errori, mancanza di un certo colore, raid aerei), in un’arte che Boetti definisce “concettuale-popolare”.

Le opere di AB hanno ormai raggiunto quotazioni stellari, si pensi ad una mappa del 1990-94 venduta due anni fa da Christie’s per quasi 1.5 milioni di sterline. Dopo numerose partecipazioni alla Biennale di Venezia e mostre in musei iconici internazionali, Boetti ci lascia nel 1994, all’età di 54 anni.

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