Ancora poco e le tavole nostrane saranno invase da agnelli e capretti, classiche pietanze pasquali, che saranno servite nelle maniera più svariate. Le costolette fritte, il coscio arrosto, il resto in umido, ogni regione avrà la sua cottura privilegiata, senza per questo dimenticare le alternative creative, come la cottura al salto con purè di aglio in accompagnamento o il sugo in bianco per accompagnare la pasta. Le carni degli ovini non sono più riservate alla Pasqua, si trovano facilmente tutto l’anno, grazie anche alla moda degli agnelli “Pré-salés”, arrivati in Italia alla fine degli anni Ottanta, seguiti da quelli neozelandesi. Oggi si torna indubbiamente a preferire quelli nostrani, più saporiti e gustosi. Se mi dilungassi a parlare della tenerezza e del sapore delle carni, ne sono certo, passerei però per un gastronomo senza cuore, che non ha pietà dei poveri animali..sono gli stessi che non mangiano il capriolo perchè gli ricorda Bambi..non è razzismo alimentare alla rovescia? E’ un peccato mortale mangiare anche gli agnelli?

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2 Commenti

  1. Una della puntate, secondo me, piu’ divertenti della trasmissione “chef per un giorno” è stata quella con Cirilli che propose tra i menu’ una ricetta classica dell’Abruzzo: “il capretto cacio e ova”.

  2. costolette coscie…l’uomo è un cannibale… che dio vi salvi da tutto ciò….quei…quegli insomma quei esseri dagli occhi teneri squartati e feriti dall’ingordizia…ingorgizia… umana….non si potrebbbero mangiare animali che fanno meno pena..!!! vergognamoci di questo scempio….
    ….domenica votate a sinistra grazie