Vedi Kyle, ora che non ci sei penso tanto a quando ti abbracciavo stretto stretto alla pancia, con le mani che non riuscivano a cingerla e tu che, normalmente ritroso, te lo facevi fare, come un babbo lo fa con il figlio. Siamo quasi coetanei ma tu grande e grosso come eri, mi guardavo con la tua aria paterna e ti divertivi. Mi manca tanto la tua flemma, il non averti mai visto arrabbiato,il non avere mai parlato male di nessuno e sapevi bene che, nel nostro ambiente, questo non capitava sovente. Mi ricordo quando ti proposi di andare a fare le degustazioni verticali nelle aziende e ti divertiva andare insieme e che, quando noi avevamo finito, tu eri ancora al terzo vino e ti facevi prendere in giro benevolmente. Al Vinitaly eri il primo ad arrivare al mattino e l’ultimo a lasciare gli stand, ti chiedevamo sempre se avevi spento la luce prima di uscire :-). Ricordi e frammenti di vita: ci fermiamo in un bar dopo una degustazione a Montalcino, entrambi a dover venire via presto per riprendere i figli a scuola e il tuo parlare che non era solo di cibo e vino ma spaziava su tanti bei momenti di vita. Il Salone del Gusto a Torino ci trovava a dormire nella casa di Sandro, e dopo una giornata passata a bere e mangiare, la zuppa calda di mezzanotte, con la bottiglia di Barbera era imperdibile perché ci permetteva di parlare a lungo di quello che avevamo vissuto. E poi le foto delle ricette a casa mia, dove volevi che ti facessi la pasta e fagioli per fotografarla e raccontarla. Ma il Pellegrinaggio Artusiano è stata l’esperienza che ci ha unito, insieme a Carlo, i due Marco, i due Stefano, Rosanna, Tommaso, Serena, con tu che camminavi con una flemma assoluta sotto la pioggia con l’ombrello, sul Muraglione, per fermarti a fare foto. Riuscivi ad infondere calma e serenità a tutti, avevi un effetto pacificatore delle tensioni. Ricordo quando sei venuto alla serata della pizza, e ti ho visto ancora curioso e interessato: e la mente scacciava quello che tu stesso mi avevi raccontato un anno prima, di un male che dovevi curare e iniziavi le cure. Poi due parole in chat su FB e la voglia di rivederti presto, per cucinare insieme a te. Quel risotto cucinato a casa tua con la Betti, come hai sempre chiamato tua moglie, la compagna di una vita, e poi mangiato in camera con Stefano, Marco, Eleonora, quel mezzo bicchiere di bollicine che hai bevuto più per fare piacere a noi che per te, rimarranno forti dentro di me. Ciao Kyle, un abbraccio forte, come ai vecchi tempi…

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