Non certo facile crederlo che Gilberto ci ha lasciato, pur sapendo che gli ultimi anni sono stati condizionati dalla malattia, dolorosa e pesante, con la quale era riuscito a convivere grazie alle sue passioni, la scrittura, la lettura e la politica. Lascia Barbara Zattoni, compagna non solo di vita, ma di ideali ed interessi, e lascia gli amici cari con i quali ha condiviso tanti pezzi di strada, tutti parte di una famiglia allargata, ricca di energia positiva. La parte enogastronomica è quella che ci ha fatto conoscere e che mi piace ricordare, quando con il fratello Ubaldo e Barbara detto vita ad uno dei locali più spumeggianti di Firenze in quegli anni, l’“Enoteca Pane e vino”.

La storia la scrissi nel 2016 in questo articolo, quando cedettero definitivamente la loro attività, una volta arrivati a quella che doveva essere la sede finale, in piazza del Cestello. Gilberto è stato sempre un uomo curioso, culturalmente frizzante, in grado di affrontare gli argomenti in maniera ampia e circostanziata, ascoltando tanti punti di vista ma rimanendo ben saldo nelle sue convinzioni. Lui parlava di vino ben prima che scoppiasse la moda, e non utilizzava certo termini tecnici, parole vuote di significato appiccicate come distintivi ad un bicchiere di vino, ma era il primo che lo descriveva mettendo in luce la personalità del produttore e del territorio. Erano anche bei tempi, nei quali stavano nascendo tanti giovani vignaioli, che diventeranno poi famosi nel tempo.

Tante le notti nelle quali mi fermavo in enoteca, magari al ritorno di una cena o di una degustazione, scendendo le scale e trovandomi in un ambiente unico: era l’occasione di scherzare o polemizzare in maniera vera e vivace, su quello che accadeva in città, ma anche dello spettacolo che ce’era a teatro e che vedeva l’attore protagonista seduto alle loro tavole. La prima sede, in via Poggio Bracciolini a Firenze, è quella che ha visto i miracoli di Barbara, in grado di inventarsi piatti cucinati in una cucina/noncucina con una lista di pietanze che farebbe invidia ancora oggi a tanti locali. Ho sempre apprezzato la capacità di Gilberto, insieme a Barbara, di esporsi nelle sue convinzioni politiche, cosa che raramente avviene in chi fa il suo mestiere, e la capacità di affrontare il mondo nel suo insieme. Si parlava anche di vino e di cibo, ma mai in maniera autistica: era molto il bello il confronto nelle quali i ruoli di critico e ristoratore si univano e mescolavano per poi essere riaffidati a ciascuno di noi. Una bella avventura, la vita di Gilberto, che lo ha visto protagonista fino in fondo. Che la terra ti sia lieve.

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2 Commenti

  1. Che gran dispiacere, quanti bei ricordi col primo Pane e Vino in via Poggio Bracciolini, Vini e salumi speciali che non conoscevamo spiegati da Gilberto col suo tipico intercalare. In particolare ricordo il salame felino o i vini di Livio Felluga, nomi misteriosi a quei tempi. Le papille gustative fibrillano al pensiero. Resterai a lungo nei ricordi Gilberto.