La zona è di quelle prestigiose della città, collina Fleming; il locale è situato al piano terra di un palazzo, e dispone di una terrazza dove è possibile mangiare all’aperto in estate. Molte le aspettative, considerando le descrizioni fatte qua e là e la storia di chi lo ha fondato. Ingresso raccolto,anche accogliente, poi la sala, grande, suddivisa su due livelli: con pochi coperti occupati, l’impressione è di freddezza. Malgrado gli avventori non siano molti, il servizio procede in maniera lentissima: ottimo per chi non ha fretta, e desidera parlare, ma quello che più impressiona è la differenza tra clienti abituali e passanti. Nel primo caso si nota una grande familiarità, nel secondo un atteggiamento formale, quasi scostante. Lo stuzzichino dello chef, merluzzo con crema di ceci, è gradevole e gustoso, il crudo assortito, tra carpacci e tartare di gamberi, tonno, merluzzo, è ben presentato e molto valido;  riuscito ottimamente il sorbetto con cipolla dolce. Interessanti anche i gamberi fritti con zenzero e riso , sempre come antipasto, calibrati nell’equilibrio. I vermicelli di carbonara di mare versione 2006 con uova di pesce sono cremosi e sapidi, croccante e leggero il fritto misto. La carta dei vini è variegata, vini dai più popolari ad altri meno conosciuti, con particolare attenzione ai biodinamici. Sul servizio meglio tacere:il sommelier abbandona la sala senza proferire un saluto, la cameriera si attarda al tavolo di un cliente senza degnare di uno sguardo i malcapitati che vorrebbero pagare da un quarto d’ora, nessuno accompagna all’uscita, con i cappotti riposti in guardaroba che devono essere richiesti perché nessuno si preoccupa di prepararli. Veniteci in buona compagnia, senza fretta, concentrandovi unicamente sul cibo; oppure provate ad accodarvi a qualcuno già conosciuto dallo staff, magari aiuta! Tre portate escluso vini, 90 euro.

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