Non è certo un mistero che nel corso dei secoli abbazie, conventi e monasteri siano stati importanti centri di studio e conservazione dell’agricoltura e in particolare della vitivinicoltura. Un aspetto decisamente interessante, che produce anzitutto un indubbio fascino romantico, ma che in realtà apporta anche propri peculiari caratteri in termini agronomici, enologici e perfino tecnologici. Tanto che al fenomeno sono dedicati studi ed eventi, perfino un vero e proprio “concilio” che ha al suo attivo già un paio di edizioni, con una trentina di chiostri italiani e anche francesi che si son dati appuntamento per raccontare riti e tradizioni monastiche nella coltura della vite e del vino.

Abbazia NovacellaNon fa eccezione l’Abbazia di Novacella, che anzi a Varna nei dintorni di Bressanone – l’Alto Adige, e comunque in genere la montagna, pare terra particolarmente vocata al fenomeno – fa vino da un bel po’ di tempo: chi ci arriverà, tra poco meno di vent’anni potrà festeggiare i nove secoli da quando il Beato vescovo Artmanno, tedesco di Passau e già decano di Salisburgo, fondò il monastero, subito importante se è vero che il primo potente protettore fu addirittura l’imperatore Federico Barbarossa in persona.

Abbazia NovacellaE malgrado l’oggettiva difficoltà di un terreno che non doveva apparire troppo vocato (per quanto la vite ci si coltivi da due millenni e mezzo), l’arte vinaria si sviluppò abbastanza rapidamente, fino a diventare nel corso del tempo uno degli assets principali dell’abbazia. Con una differenza, però, anche rispetto al resto del mondo vinario conventuale: i monaci di Novacella nel campo non ci vanno. Non ci sono mai andati. I monaci di Novacella, ancora oggi come da rigorosa tradizione tutti tedeschi e austriaci, sono agostiniani, quelli con la cappa nera stretta in vita e il collare bianco: e nell’ordine di Sant’Agostino si predilige la parola, la contemplazione, la predicazione, l’afflato culturale al lavoro nei campi.

Abbazia Novacella (Chi vive a Firenze conosce sicuramente la Basilica di Santo Spirito, che è appunto affidata agli Agostiniani, e se non è più tanto giovane ricorda anche con una certa nostalgia padre Gino Ciolini, che negli anni Settanta del Novecento riprese con fervore e passione la tradizione dei Convegni di Santo Spirito, di trecentesca memoria). Nel campo, tra i filari, ci vanno i contadini.

Abbazia NovacellaE c’è comunque da dire che non va male, questa divisione di compiti. Novacella – che non fa solo vino: c’è il convitto e il centro convegni, c’è il museo e tutta l’area gastronomia, ci sono i cosmetici naturali e il tè, il sale e il miele – è una bella azienda, solida e fiorente, perfino in espansione, che può vantare 100mila visitatori all’anno. Già, perché alle “terre fredde del Kerner”, la Valle Isarco che dà tanta acidità e freschezza e si presta così bene ad allevare varietà di uve tedesche come il Sylvaner e il Gruener Veltliner, si sino aggiunte altre terre, altre vigne, altre zone, esperimenti e impianti su altri vitigni. Tutto si traduce in 100 ettari di vigne, di cui 30 di proprietà e 70 di conferitori, da cui escono 850mila bottiglie l’anno in 27 etichette, l’80% bianchi, il resto rossi che sono venduti per il 15% nella vendita diretta, per il 10% in Alto Adige, per un bel 50% nel resto d’Italia mentre solo il 25% va sui mercati esteri (la metà negli Usa).Abbazia Novacella

Molti conoscono sicuramente la linea Praepositus, linea di alta gamma creata a partire dal 1992 dai migliori appezzamenti e “dedicata agli abati, con affinamenti diversi in legni grandi e piccoli di acacia e altre barrique”, come racconta il direttore generale Werner Waldboth,

Abbazia Novacellache ha guidato la presentazione di una bella selezione di vini abbinati a piatti non proprio scontati proposti da Salvo Pellegriti, chef del ristorante La Vetreria di Firenze. Selezione andata appunto oltre le etichette Praepositus, che non sono mancate anche in comparazioni tra annate. Ma c’era voglia di far conoscere, e tanta curiosità sugli esperimenti, e sulle “nuove terre” di Novacella: la Tenuta Mariaheim a Bolzano (che tanto nuova non è, perché fu acquistata nel 1623) con le condizioni climatiche ideali per i rossi, il podere Marklhof a Cornaiano, sull’altopiano dell’Oltradige a sud di Bolzano, 400 metri in media di quota dove da un’ottantina d’anni nascono vini strutturati e tannici, ecco il Pinot Nero, la Schiava, il Moscato Rosa. Ecco poi la linea Insolitus, presentata nel benvenuto al pranzo con il Perlae, metodo classico pas dosé nato nel 2019, 2.500 bottiglie dalla “varietà del cuore”, il Sylvaner destinato a essere però soppiantato dal Kerner e a passare da 20 a 36 mesi sui lieviti. Bel giallo sapido, acidità e crosta di pane, in vendita a 27,80 euro.

Abbazia NovacellaUn gustoso panino alla giapponese, il katsusando al maiale con maionese senape e mirin, accoglie subito le punte di diamante: due Sylvaner super cru, Stiftsgarten 2018 e 2019 da una parcella di appena 2.400 metri quadrati, appena 950 bottiglie in vendita a 70 euro, bel giallo intenso ma una tendenza “chardonneggiante” per la vita in barrique, due anni, e poi in bottiglia (il 2018 in realtà nasceva da una prova in anfora, di impatto forte,maripensata a favore di legno nuovo…).

 

Abbazia NovacellaAncora un sandwich, questa volta di manzo con foie gras, agretti in carpione e acciughe, per passare al notissimo Sylvaner Praepositus, il “vino degli abati”, 12mila bottiglie a 18,60 euro in vendita diretta: nel calice un 2011 che mostra ancora freschezza, e un 2016 che promette belle evoluzioni (!).

Abbazia NovacellaE’ l’ora dei rossi, con il terzo piatto, delizioso raviolo al sugo ristretto di costine di maiale Grigio con provolone e pane bruciato Due versioni di Pinot Nero, il “6234” Riserva linea Insolitus, che è il numero della parcella in cui si coltiva dal 1623 a Mariaheim: è un 2018, in anfora,ancora da sviluppare nell’equilibrio, mentre il Vigna Oberhof Riserva 2019 si presenta bello rotondo e complesso pur se un tantino ruffiano. Prezzi: 30 euro il primo, 80 il secondo.

Abbazia NovacellaAncora Pinot Nero, siamo nella batteria Praepositus, per la picanha argentina con porro alla brace, pomodoro dry, friggitello e vermut: Riserva 2015 dal forte impatto di liquirizia, Riserva 2010 ancora fresco e con alto tasso di acidità.

Abbazia NovacellaLa chiusura, con un dolce di cioccolato, passion fruit e burro di arachidi, è affidata al Moscato Rosa Praepositus 2020, appena 2600 mezze bottiglie. Spettacolare, e il commento perfetto è quello del compianto Franz Haas, “il profumo della rosa rossa che sta davanti alla cantina”.

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