Il dress code lo aveva imposto Piera, che ospitava a casa sua e quindi aveva il pallino della serata: “Guardiamo Sanremo vestite tirate a bestia” era il messaggio di Whatssapp del gruppo dal titolo esplicativo “Educande della porta accanto”, frase venuta in mente a Ramona dopo una serata nella quale la parte alcolica aveva preso il sopravvento.

Questo tipo di incontri Clementina non lo sopportava, era costretto ad accettarlo solo per vedersi con le altre che, nella maggior parte delle volte avevano ben altri pensieri e modi di fare, ma ogni tanto le doveva accettare nella loro interezza: ma lei preferiva fare la guastafeste e quindi per la sera aveva già preparato mocassini allacciati, maglietta e pantaloni neri nera, giacchetta corta grigia e trucco iperleggero. Non trovava il senso di doversi preparare per le altre: fatica sprecata davvero! E non aveva certo intenzione di mettersi a cucinare, a quello si dedicava solo nelle cene fatte a casa, con tanto di cura esagerata per l’apparecchiatura ed in quel caso la selezione era naturale : o gli amici/amiche più stretti e legati da interessi comuni, o il boyfriend di una sera, che non sapeva, in quel caso  di essere sottoposto ad un giudizio decisivo. Le scappava da ridere quanti ne aveva mandati via in bianco: da quello che aveva scambiato lo Champagne per Prosecco, al toyboy che mangiava a bocca aperta facendo rumori molesti, fino al palestrato che le aveva rifiutato i calamari fritti di antipasto perché non riusciva a digerirli. Ora, ci fu Boris al quale non seppe dire di no anche se chiese il Parmigiano per gli spaghetti alle vongole in bianco, ma fece bene visti i risultati successivi a letto. Prese una bottiglia di Porto, il suo bere old style e si mise in auto, musica a palla, sigaretta accesa, pronta per l’ultima serata di Sanremo. Arrivata a casa di Piera, trovò ad attenderla fuori dal portone Ramona, Vincenza e Isotta, quasi un comitato di accoglienza che trovò subito così comiche che iniziò a ridere già prima di scendere dall’auto. La prima impressione era quella di essere imbattuta in una festa di Carnevale fuori dal tempo ma poi osservandole meglio, si era resa conto che avevano voluto provare a mettersi in ghingheri. Ognuna aveva il suo pacchettino di cibo, Piera non cucinava, al limite comprava il dolce, tanto le bottiglie le metteva quasi tutte lei. Ramona era inguainata in un vestitino che lasciava poco all’immaginazione, senza cale e con quei tacchi che l’avrebbero resa terribilmente pericolante nel fare le scale. Vincenza si era esibita in un total black di pelle, ma le forma non esattamente longilinea la faceva sembrare una salsiccia ben riuscita. Isotta era la più equilibrata, tailleur fintamente serioso, reso molto più leggero da uno spacco adeguato e dal non avere una camicetta sotto la giacca. Salirono le scale divertendosi ad immaginare come le avrebbe accolte Piera. Che non le deluse presentandosi con un vestito  leopardato che lasciava la scheda nuda. Clementina non ce la fece a non commentare:“Scusate ma tutto questo per vedersi a cena noi cinque? Ma che spreco!” Fu l’occasione per una risata liberatoria che ristabilì il clima abituale. Appoggiarono le pietanze sul tavolo e nell’ordine comparvero tonno con fagioli e cipolle, trippa alla parmigiana, fegatelli allo spiedo e parmigiana di melanzane. da bere Champagne, riesling tedeschi, pinot nero di Borgogna. Nel momento straniante Clementina iniziò a piangere, prima sommessamente poi in maniera sempre più potente. Le altre la guardavano in silenzio poi Piera le mollò uno schiaffone che la fece barcollare per poi cadere stesa sul divano. Fu come un risveglio da un incubo. Il trucco le era colato sul viso ma non si era trasformata in un clown: era solo tornata di nuovo lei. E il primo bicchiere di Champagne fu bevuto avidamente da tutte, mentre Sanremo stava per iniziare.

 

 

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