Non voglio addentrarmi in quello che è stato il decadimento, nel corso degli anni, del significato di questa festa, da momento di riflessione sull’evoluzione del ruolo della donna all’interno della società a festa truculenta, non è il mio compito in questo blog, ma uno sguardo ironico sui menu di alcuni ristoranti che fanno questa festa l’ho dato e non potevo notare alcuni aspetti spassosi. Nei menu si nota una certa ripetitività dei seguenti ingredienti: piselli(anche se fuori stagione) fave, in tutte le forme,e cetrioli come verdura, con l’aggiunta talvolta di zucchine; banane come frutta; wurstel, cotechino e salsicce come carne, salame coem antipasto, tortellini come primo e bomboloni come dolce. Ora, a leggerli risulta evidente come siano stati compilati da uomini, per i quali i richiami fallici dovrebbero risultare ammiccanti e divertenti, quando invece, concentrati tutti in un menu, risultano di una tristezza infinita. Sarebbe molto più interessante trovare invece una lista di piatti, in ordine sparso, che possa celebrare quelle donne alle quali sono state assegnati i nomi di alcune preparazioni. Qualche esempio? Le Pesche Melba, create da Auguste Escoffier, la teglia di ziti alla Bella Otero, amante di numerosi artisti alla fine dell’800, il pasticcio Cleopatra, tratto dal manuale di Nonna Papera!, o la Crema Dubarry, dedicata ad una delle favorite di Luigi XIV. E da bere? Beh, con tutte le vedove che hanno dato il nome allo Champagne, c’è solo l’imbarazzo della scelta..auguri!Credits rivieraoggi.it

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