Non che sia passato un secolo, diciamo circa quarant’anni, mi ricordo ancora che una volta per mangiare le puntarelle era necessario arrivare a Roma, altrimenti non era possibile trovarle, poiché non venivano distribuite a livello nazionale.

Il successo che ha permesso alla cicoria catalogna di conquistare le tavole di tutta Italia è dovuto ad una serie di fattori: partiamo dallo spiegare cosa siano le puntarelle. Il presupposto iniziale è che esistono diverse varietà di cicoria, da foglie, da fusti, da radici ed anche quella resa famosa durante la guerra, quella detta del caffè, poiché una volta torrefatta veniva utilizzata per fare una bevanda che potesse sostituire la più nobile bevanda.
Poi ci sono le cicorie radici, che vedono per esempio l’indivia belga o la scorzonera, più comuni sulle tavole di tutta Europa. Le puntarelle appartengono alla categoria della cicoria asparago, della quale sono i germogli. Per ottenerle bisogna asportarle dal cespo principale, quindi lavarle con accortezza, ma oggi le si trovano già pronte e confezionate, una comodità nata proprio grazie alla grande diffusione .

La maniera più semplice nel prepararle è tagliarle a bastoncini sottili, porle in acqua e ghiaccio per farla arricciare, quindi condirle con sale olio, limone e acciughe
Poi sono nate altre versioni visto il successo globale. La più comune è saltarle con aglio, prezzemolo e peperoncino dopo averle tagliate a spicchi.
C’è poi la versione arrostita in forno con erbe aromatiche come salvia e rosmarino, sempre come accompagnamento ad un secondo o come antipasto.
Meno comunque è la versione della puntarella fritta dopo averla passata nella farina, nell’uovo e nel pangrattato oppure la versione che la vede passata nella farina di mais dopo un tuffo nell’acqua.
Infine, la puntarella stufata che può diventare, una volta ridotta in crema, una salsa per condire la pasta oppure un primo piatto, magari accompagnato da gamberi scottati. Insomma basta far lavorare la fantasia!








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